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La più piccola
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Daas, Fatima <1995->

La più piccola

Fandango libri, 2021

Abstract: Fatima, la più giovane della famiglia, quella che avrebbe dovuto essere un maschio come Ahmad, suo padre desiderava, è l'unica ad essere nata in Francia. Ma soprattutto Fatima è musulmana e schiava della sua religione. Religione nella quale vorrebbe trovare approvazione, un modo per essere accettata da omosessuale senza rinunciare alla fede.

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Utente 6827
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"Racconta la storia di una ragazza che non è davvero una ragazza, che non è algerina né francese, né di Clichy né di Parigi. Una musulmana, credo, ma non una buona musulmana, una lesbica con omofobia latente. Che altro?"

Ecco come la stessa Fatima Daas, autrice e protagonista di questa autobiografia definisce questo libro.
Uno stile asciutto, diretto, essenziale, un ritmo netto, incalzante, fino a saturarsi al momento giusto, senza andare troppo oltre.
La voce narrante ripete volutamente certe frasi ad ogni nuovo capitolo, talvolta in formule diverse, altre volte in modo perfettamente identico.
Una tra tutte si ripete religiosamente allo stesso identico modo all'inizio di ogni capitolo: "Mi chiamo Fatima Daas".
Un ripetere continuo, incessante, sentito come assolutamente necessario, che ricorda una litania, una preghiera, il diario di un malato o di una detenuta che teme, o sospetta di dimenticare le cose se non se le ripete di continuo, oppure di perdersi nei meandri stessi delle sue elucubrazioni, di rompersi in mille pezzi se non tenta di tenere tutto insieme, più di quanto non lo sia già, nella disperata ricerca di un po' di stabilità.

Altre sono le frasi che si vedono ripetute continuamente: "Porto il nome di un personaggio simbolico dell'Islam". "Sono una piccola cammella svezzata". "Soffro di asma allergica". "Sono francese". "Sono di origine algerina". "I miei genitori e le mie sorelle più grandi sono nate in Algeria". "Sono nata con un parto cesareo". "Sono una bugiarda". "Sono una peccatrice". "Sono musulmana". "Sono un'adolescente turbata. disadattata"...

Salti repentini nel tempo e nello spazio: dall'infanzia all'adolescenza, fino alla prima età adulta; da Parigi all'Algeria, dalla periferia alla grande città, dall'Europa al Maghreb.
Un quadro difficile da inquadrare, perché forse non si tratta nemmeno di un quadro, ma di una materia informe, ancora senza spigoli o linee nette.
Essere figlia di seconda generazione, con la volontà di rimanere legata alla propria fede, ma col turbamento di essere nel torto, col dubbio e l'incertezza di essersi smarrita. C'è forse l'incapacità di tenere assieme troppi pezzi di un puzzle di cui non si ha (ancora) chiaro l'insieme.

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