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2: I pilastri della civiltà
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2: I pilastri della civiltà

Milano : Bompiani, 2021

Abstract: Quando Homo sapiens addomesticò alcuni animali e certe piante, poté abbandonare lo stile di vita nomade per adottarne uno sedentario. Vivere insieme agli altri stimolò la nascita di credenze e miti condivisi. Grazie a un immaginario comune i gruppi umani, nel frattempo accresciuti di numero, si lanciarono in progetti sempre più ambiziosi come la fondazione di città e regni, dando vita alle prime civiltà della storia. Questo secondo volume del graphic novel tratto dal bestseller Sapiens. Da animali a dèi continua la narrazione là dove Yuval Noah Harari l'aveva lasciata: Homo sapiens è l'unico a essere sopravvissuto all'estinzione delle altre specie umane e di gran parte dei grandi mammiferi, ed è pronto a conquistare il mondo. Ma si trattò davvero di una marcia trionfale? A questa domanda risponderà un gruppo assai eterogeneo di personaggi, tra cui lo stesso prof. Harari, che con autoironia interpreta se stesso, Doctor Fiction, con una passione a tratti pericolosa per le finzioni e i miti collettivi, il diabolico Mefistofele, che nei panni di un'umile spiga di grano cambierà il destino dell'uomo, la rigorosa ma non sempre equa Lady Justice, e infine l'acuto e gentile avvocato praghese Franz K. che ci aiuterà a vedere al di là del labirinto di regole in cui ci muoviamo o rimaniamo intrappolati. Con Sapiens. I pilastri della civiltà l'analisi storica di Harari trova nel brio narrativo del racconto a fumetti un adattamento divertente e intelligente che non mancherà di entusiasmare tutti gli appassionati del cammino dell'uomo

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LINO BATTAGLIA
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Personalmente ho amato di più il precedente volume.
Prosegue in questo libro la storia con molti dei protagonisti del precedente volume (il che è ovvio visto che sono grafic novel prodotte dal saggio di Harari) dando questa volta un forte focus sulla rivoluzione agricola. Ci sono qua e là alcune inesattezze storiche ma perfettamente scusabili se si pensa che l'obiettivo è la divulgazione nei confronti di un pubblico più ampio possibile. Forse l'autore pecca un po' di eccesso di "come abbiamo potuto sacrificare la felicità?" che traspare da tutta l'architettura del suo ragionamento ma rimane comunque un ragionamento logico e fondato su delle prove difficilmente negabili e l'autore stesso si guarda bene da autodefinirsi profeta dando una soluzione unica e definitiva ai grandi problemi dell'umanità. Va anche ricordato che ha diversi spunti comici per fare si che non ci si annoi con un testo esageratamente verboso.

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