Biblioteca comunale di Valfurva

Biblioteca comunale di Valfurva

Contatti

Biblioteca di Valfurva
Piazza Capitano Arnaldo Berni, 6, 23030 FRAZ. S. ANTONIO - VALFURVA
0342 946161

Orario Chiusa

Oggi la biblioteca è chiusa

Visualizza l'orario completo

AVVISO: Biblioteca CHIUSA da lunedì 26 febbraio a venerdì 15 marzo 2024 

Vedi tutti

ULTIMI ARRIVI PER TUTTI

Vedi tutti

Prossimi eventi

VALFURVA
TI PRESENTO UN LIBRO
Una rubrica di consigli di lettura aperta a tutti in collaborazione con i Volontari per... Orario:
VALFURVA
TI PRESENTO UN LIBRO
Una rubrica di consigli di lettura aperta a tutti in collaborazione con i Volontari per... Orario:
Vedi tutti

Gli ultimi messaggi del Forum

La nostalgia felice - Amelie Nothomb

Come "Metafisica dei tubi", "Stupore e tremori", "Né di Eva né di Adamo" e "Biografia della fame", "La nostalgia felice" si aggrega all'insieme dei suoi intrecci narrativi di natura autobiografica, e in particolare narrando il ritorno ad un tempo e ad un luogo del passato, dopo il terremoto di Fukushima l'11 marzo 2011. L'infanzia, scolpita immutabilmente nel volto invecchiato dell'amata governante Nishio-san, amata quanto una madre; la giovinezza in Rinri, l'amante giapponese dei suoi vent'anni.

"Se ne potrebbe dedurre che quella vera, di sangue, non era una buona madre. E non era vero. Colei che chiamo mamma è una madre eccezionale, so bene che è un privilegio essere sua figlia. Ma il cuore è complesso, e come può accadere che ci si innamora più di una volta, così si può identificare più di una donna come madre ideale. E' garanzia di più emozione, di più sentimento, di più lutto".

Una telecamera la (in)segue ("Filmano i miei primi istanti sul suolo giapponese. Decido che non mi disturba. Che cosa può percepire una telecamera di quello che sta succedendo dentro di me? Io rimango nelle mie grandi profondità, là dove non arriva nessuna luce".), tra il caos umano e i ciliegi di Tokyo, gli antichi templi di Kyoto, e le rovine di Fukushima, devastata dalla natura.

"Ci vuole uno sforzo costante della memoria per ricordarsi che una simile distruzione è opera della natura: in una devastazione così tremenda sembrerebbe di riconoscere lo zampino dell'uomo".

Apertamente condiviso il disappunto nel vedere profanati certi luoghi del suo passato di bambina, e quindi non mutati in meglio, un sentimento - presumo - collettivo e intimo, che rimane costante non solo quando si ritorna dopo tanto tempo nei luoghi della propria infanzia, ma anche quando decidiamo di non lasciarli mai.
"Tutti hanno fatto questa crudele esperienza: scoprire che i luoghi sacri della prima infanzia sono stati profanati, che non sono stati giudicati degni di essere preservati e che è una cosa normale".

Curioso (o forse no) che tutto il suo lavoro autobiografico abbia come luogo sovrano sopra qualunque altro (e di fatto Amélie ha vissuto in molte parti del mondo, come riporta in "Biografia della fame") il Giappone. Un rapporto del quale chi legge può soltanto farsi spettatore e accogliere su di sé, entro di sé, scorrendo sulle parole, sulle memorie, sulle elucubrazioni e su tutta l'interiorità dell'autrice stessa.

La più piccola - Fatima Daas

"Racconta la storia di una ragazza che non è davvero una ragazza, che non è algerina né francese, né di Clichy né di Parigi. Una musulmana, credo, ma non una buona musulmana, una lesbica con omofobia latente. Che altro?"

Ecco come la stessa Fatima Daas, autrice e protagonista di questa autobiografia definisce questo libro.
Uno stile asciutto, diretto, essenziale, un ritmo netto, incalzante, fino a saturarsi al momento giusto, senza andare troppo oltre.
La voce narrante ripete volutamente certe frasi ad ogni nuovo capitolo, talvolta in formule diverse, altre volte in modo perfettamente identico.
Una tra tutte si ripete religiosamente allo stesso identico modo all'inizio di ogni capitolo: "Mi chiamo Fatima Daas".
Un ripetere continuo, incessante, sentito come assolutamente necessario, che ricorda una litania, una preghiera, il diario di un malato o di una detenuta che teme, o sospetta di dimenticare le cose se non se le ripete di continuo, oppure di perdersi nei meandri stessi delle sue elucubrazioni, di rompersi in mille pezzi se non tenta di tenere tutto insieme, più di quanto non lo sia già, nella disperata ricerca di un po' di stabilità.

Altre sono le frasi che si vedono ripetute continuamente: "Porto il nome di un personaggio simbolico dell'Islam". "Sono una piccola cammella svezzata". "Soffro di asma allergica". "Sono francese". "Sono di origine algerina". "I miei genitori e le mie sorelle più grandi sono nate in Algeria". "Sono nata con un parto cesareo". "Sono una bugiarda". "Sono una peccatrice". "Sono musulmana". "Sono un'adolescente turbata. disadattata"...

Salti repentini nel tempo e nello spazio: dall'infanzia all'adolescenza, fino alla prima età adulta; da Parigi all'Algeria, dalla periferia alla grande città, dall'Europa al Maghreb.
Un quadro difficile da inquadrare, perché forse non si tratta nemmeno di un quadro, ma di una materia informe, ancora senza spigoli o linee nette.
Essere figlia di seconda generazione, con la volontà di rimanere legata alla propria fede, ma col turbamento di essere nel torto, col dubbio e l'incertezza di essersi smarrita. C'è forse l'incapacità di tenere assieme troppi pezzi di un puzzle di cui non si ha (ancora) chiaro l'insieme.